Controlli Fiscali: Nuova stretta di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza
- Taxfocus
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Per imprese e professionisti Cambia il metodo di gestione del rischio fiscale
Il triennio 2026-2028 segnerà un importante cambio di approccio nei controlli fiscali. Il piano operativo collegato alla convenzione tra Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate prevede infatti un significativo incremento delle verifiche mirate, degli accessi brevi e delle attività di analisi congiunta con la Guardia di Finanza.
Per studi professionali, imprese e contribuenti non si tratta soltanto di un aumento quantitativo dei controlli, ma di una trasformazione strutturale del modello di vigilanza fiscale: l’Amministrazione finanziaria punta oggi a controlli sempre più rapidi, selettivi e fondati sull’analisi preventiva dei dati.
Accessi brevi: controlli più rapidi ma più incisivi
Uno degli strumenti centrali del nuovo piano sarà rappresentato dagli “accessi brevi”, ossia verifiche mirate presso la sede del contribuente finalizzate al riscontro immediato di specifiche anomalie emerse dalle banche dati fiscali.
Gli obiettivi previsti sono particolarmente elevati:
35 mila accessi nel 2026;
37.500 nel 2027;
40 mila nel 2028.
A differenza delle verifiche fiscali tradizionali, gli accessi brevi non hanno carattere generalizzato, ma riguardano aspetti specifici già individuati dall’Amministrazione finanziaria tramite:
incroci informatici;
anomalie IVA;
utilizzo di crediti fiscali;
compensazioni;
incoerenze dichiarative;
scostamenti ISA;
dati di fatturazione elettronica;
corrispettivi telematici;
movimentazioni finanziarie.
Proprio per questo motivo la tempestività della risposta documentale diventerà decisiva.
Il ruolo del professionista cambia radicalmente
Nel nuovo scenario il professionista non sarà più chiamato soltanto a difendere il cliente dopo l’accertamento, ma dovrà svolgere un’attività preventiva di presidio fiscale continuo.
Per gli studi tributari e commerciali diventa essenziale implementare:
check-up fiscali periodici;
procedure interne di controllo documentale;
verifiche preventive sulle compensazioni;
monitoraggio delle comunicazioni di compliance;
riconciliazioni contabili costanti;
controlli sulla coerenza tra dichiarazioni, F24 e fatturazione elettronica.
L’obiettivo sarà individuare eventuali anomalie prima dell’intervento dell’Amministrazione finanziaria.
In molti casi, infatti, la differenza tra una semplice interlocuzione e un accertamento strutturato dipenderà dalla capacità di fornire immediatamente documentazione coerente, ordinata e completa.
Sempre più integrazione tra Entrate e Guardia di Finanza
Il piano operativo prevede inoltre almeno 75 mila posizioni sottoposte ad analisi congiunta tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza nel solo 2026.
Questo significa che le informazioni raccolte dai diversi enti saranno sempre più integrate e condivise, con una capacità di analisi del rischio fiscale molto più avanzata rispetto al passato.
I contribuenti maggiormente esposti saranno:
imprese con utilizzo frequente di crediti fiscali;
soggetti con elevato ricorso alle compensazioni;
contribuenti con ISA incoerenti;
attività con elevati volumi di corrispettivi;
operatori con anomalie IVA;
soggetti già destinatari di lettere di compliance;
imprese con movimentazioni finanziarie non coerenti con i ricavi dichiarati.
Per questo motivo il presidio fiscale non può più limitarsi alla sola predisposizione delle dichiarazioni annuali.
Accessi fiscali e tutela del contribuente
Gli accessi dell’Amministrazione finanziaria restano disciplinati dall’articolo 33 del D.P.R. 600/1973 e dall’articolo 52 del D.P.R. 633/1972, mentre le garanzie del contribuente sono previste dall’articolo 12 dello Statuto del contribuente.
Anche negli accessi brevi devono essere rispettati:
obblighi di verbalizzazione;
chiarezza dell’oggetto del controllo;
proporzionalità dell’intervento;
tutela dell’attività economica del contribuente.
In questa fase la presenza del professionista assume un ruolo strategico sia durante l’accesso sia nella successiva gestione del contraddittorio con gli Uffici.
Compliance e controlli: il confine diventa sempre più sottile
Il nuovo modello di controllo fiscale si fonda sulla cosiddetta “compliance preventiva”, ma nella pratica il confine tra attività collaborativa e attività ispettiva diventa sempre meno netto.
Una comunicazione di compliance, un’anomalia nei dati trasmessi o uno scostamento rilevato dai sistemi informatici possono rapidamente trasformarsi in:
accessi brevi;
richieste documentali;
controlli mirati;
verifiche fiscali più ampie.
Per questo motivo le imprese dovranno rafforzare l’organizzazione amministrativa interna e mantenere una documentazione costantemente aggiornata.
Contenzioso tributario: maggiore presidio dell’Agenzia
Il piano prevede inoltre un rafforzamento significativo della presenza dell’Agenzia nel processo tributario.
L’obiettivo dichiarato è raggiungere:
il 70% di decisioni integralmente favorevoli;
il 73% considerando anche le pronunce parzialmente favorevoli;
il 96% di partecipazione ai giudizi tributari.
Ciò comporterà un presidio processuale più strutturato da parte dell’Amministrazione finanziaria e renderà ancora più importante predisporre difese tecniche solide sin dalla fase amministrativa.
La prevenzione fiscale diventa centrale
Nel nuovo contesto normativo e operativo, la gestione del rischio fiscale non può più essere affrontata soltanto in fase di accertamento.
Per imprese e professionisti diventa fondamentale adottare un approccio preventivo, fondato su:
monitoraggio costante;
organizzazione documentale;
controlli interni;
tracciabilità delle operazioni;
coerenza fiscale e contabile.
L’accesso breve, sempre più diffuso nei prossimi anni, potrà infatti rappresentare il momento decisivo tra la chiusura immediata dell’anomalia e l’avvio di una contestazione fiscale più ampia.
Commenti