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Decreto Omnibus 2026: cambiano i fringe benefit delle auto aziendali. Cosa devono fare imprese e dipendenti


Il Decreto Omnibus 2026 interviene nuovamente sulla disciplina fiscale delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, introducendo modifiche che avranno un impatto diretto sulla gestione delle flotte aziendali, dei cedolini paga e della pianificazione fiscale delle imprese.

Sebbene il provvedimento sia ancora in fase di completamento dell'iter legislativo, le novità delineano già una chiara direzione: incentivare la mobilità sostenibile e penalizzare i veicoli più datati e maggiormente inquinanti.

Le nuove regole

Il decreto conferma il sistema introdotto dalla Legge di Bilancio 2025, che calcola il fringe benefit in funzione della tipologia di alimentazione del veicolo, applicando una percentuale al costo chilometrico ACI convenzionale su 15.000 km annui.

Le aliquote restano le seguenti:

  • 10% per i veicoli elettrici (BEV);

  • 20% per gli ibridi plug-in (PHEV);

  • 50% per benzina, diesel, GPL e metano.

L'obiettivo è evidente: rendere fiscalmente più conveniente il rinnovo delle flotte aziendali verso mezzi a basse emissioni.

Maggiorazione del 50% per le auto con oltre cinque anni

La novità più significativa riguarda i veicoli con più di cinque anni dalla prima immatricolazione.

Per queste auto il fringe benefit calcolato con le aliquote ordinarie viene aumentato del 50%, determinando un incremento dell'imponibile fiscale per il dipendente.

Si tratta di una misura che punta a favorire il ricambio del parco auto aziendale e ad accelerare la sostituzione dei veicoli più vecchi.

Optional aziendali: aumenta il valore imponibile

Il decreto introduce anche una regola specifica per gli optional pagati dall'azienda ma non ricompresi nelle tabelle ACI.

In tali casi è prevista una maggiorazione forfettaria del 5% del valore del fringe benefit.

Sarà quindi fondamentale verificare attentamente quali accessori risultino già inclusi nelle tabelle ACI e quali, invece, comportino un incremento della tassazione.

Veicoli già presenti in azienda

Importanti chiarimenti arrivano anche per le riassegnazioni.

Se un'auto aziendale viene assegnata a un nuovo dipendente, il regime fiscale continua a seguire il veicolo e non il lavoratore.

Inoltre, il decreto tutela i veicoli:

  • ordinati entro il 31 dicembre 2024;

  • oppure già presenti nella flotta aziendale al 31 dicembre 2024.

Per tali mezzi continuerà ad applicarsi il precedente sistema basato sulle emissioni di CO₂, evitando effetti penalizzanti derivanti dalla nuova disciplina.

Cosa cambia per le imprese

Le aziende dovranno aggiornare le proprie procedure interne, verificando per ogni veicolo:

  • tipologia di alimentazione;

  • anno di prima immatricolazione;

  • presenza di optional non inclusi nelle tabelle ACI;

  • corretto regime fiscale applicabile.

Anche gli uffici HR e payroll saranno chiamati ad adeguare i sistemi di elaborazione delle buste paga, per evitare errori nella determinazione del reddito imponibile dei dipendenti.

Le soglie di esenzione

Resta confermato che il fringe benefit continua a beneficiare delle soglie di esenzione previste per il 2026:

  • 1.000 euro per i lavoratori senza figli fiscalmente a carico;

  • 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico.

Conclusioni

Il Decreto Omnibus 2026 rappresenta un ulteriore passo verso una fiscalità orientata alla sostenibilità ambientale. Le imprese saranno chiamate a una gestione sempre più accurata delle flotte aziendali, mentre i dipendenti dovranno prestare attenzione agli effetti fiscali derivanti dal tipo di veicolo assegnato.

Poiché il provvedimento è ancora in corso di approvazione definitiva, sarà opportuno monitorare eventuali modifiche durante l'iter parlamentare prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni.

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